Critica della ragione PURA
LA CRITICA DELLA RAGION PURA
Se avessero ragione gli empiristi, se ogni nostra conoscenza derivasse esclusivamente dall’esperienza, se fosse possibile conoscere soltanto attraverso impressioni derivanti dai sensi non potremmo pervenire ad una scienza rigorosa poiché saremmo sempre prigionieri dei sensi che, senza il supporto della ragione, si dimostrano ingannevoli. C’è dunque bisogno di una “fondazione” della nostra conoscenza più profonda e articolata per superare la logica delle apparenze
Nel problema della conoscenza --> l’oggetto del mondo esterno--> adeguarsi al soggetto (io) e non il contrario (proprio come in astronomia, secondo Copernico, è la Terra a ruotare attorno al Sole e non viceversa).
La natura si regola sull’uomo e non il contrario!
A partire da questa impostazione rivoluzionaria, Kant ritiene di poter oltrepassare le conclusioni in cui si erano formati i due grandi orientamenti filosofici dell’età moderna ( il razionalismo di Cartesio Spinoza e, Leibniz e degli innatisti , e lo stesso empirismo di Hobbes, Berkeley, Locke e Hume ) e procede alla sistemazione organica di una teoria generale della razionalità umana e capacità conoscitiva dell’uomo (dialettica trascendentale).
L'analisi sulla possibilità della ragione umana sfocia nella scoperta di alcune forme che appartengono al soggetto conoscente (io) indipendentemente dall’oggetto conosciuto:
- forme a priori (che non derivano dall’esperienza degli oggetti) e che sono trascendentali (in quanto impongono la loro legge agli oggetti d’esperienza costituendo la possibilità stessa della conoscenza).
Teoria dei giudizi: per “giudizio” si intende il rapporto che si instaura tra due concetti:
1) Giudizi analitici a priori: in essi il predicato esprime un carattere già compreso nel concetto. Sono sempre a priori, universali ,necessari ,indipendenti dell’esperienza e non necessitano di verifica empirica.
2) Giudizi sintetici a posteriori : questi giudizi associano invece al soggetto un predicato sulla base di una scoperta empirica, arricchiscono la nostra conoscenza, non sono universali, essendo positivi, elastici e reali, non costituiscono però una garanzia di conoscenza scientifica.
3) Giudizi sintetici a priori : Si tratta di giudizi universali e necessari ma anche amplificativi della nostra conoscenza.
Nella Critica della ragion pura, Kant postula l’esistenza di tre facoltà che consentono all’uomo la conoscenza:
• la sensibilità, ovvero l’intuizione degli oggetti
• l’intelletto, che “categorizza” i dati sensibili
• la ragione, mediante la quale l’individuo supera i confini dell’esperienza sensibile.
Kant distingue il fenomeno dal noumeno (o cosa in sé), che rappresenta il puro contenuto del pensiero, la pura supposizione intellettuale che si avvicina all’idea di Dio. Gli esseri umani, nella loro limitazione, possono conoscere solo “fenomeni” e mai cose in sé o noumeni
Ma quali sono dunque queste forme a priori che regolano i fenomeni della natura, che li spingono ad adeguarsi a noi? Si tratta dello spazio e del tempo che costituiscono le forme a priori della nostra sensibilità. Spazio e tempo non appartengono alle cose in sé, sono piuttosto condizioni individuali della nostra intuizione sensibile.
Pur non derivando dall’esperienza sono la base di essa--> senza “spazio” e “tempo” non potremmo mai raggiungere a rappresentarci il mondo esteriore (spazio) né quello interiore (tempo).
Le forme a priori dell’intelletto:
Le categorie= i modi in cui l’intelletto unifica i dati sensibili provenienti dall’esterno
- Qualità= realtà, negazione, limitazione--> giudizi: affermativi, negativi, infiniti.
-Quantità= unità, totalità, pluralità--> giudizi: universali, particolari, singolari.
-Relazione=sostanza, causalità, reciprocità--> giudizi: categorici, ipotetici, disgiuntivi.
L’intelletto umano diventa così il fondamento dell’unità della nostra coscienza, che Kant definisce io penso.
Le «leggi di natura» -->sono imposte dall’intelletto perché è in grado di organizzare l’esperienza, e la conoscenza alla realtà che ci circonda.

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