BENJAMIN
Il pensiero di Benjamin ha influenzato filosofi come Adornoe Hannah Arendt.
Benjamin privilegia la forma del saggio e riconosce come compito del critico il prendere posizione e la negazione dell'ordine esistente. Secondo Benjamin il linguaggio ha funzione espressiva e non strumentale: attraverso di esso, l'uomo deve dare voce alle cose mute. Il suo pensiero fu influenzato dalla filosofia romantica (alla quale dedicò la sua tesi di laurea nel 1918 sul Concetto di critica d'arte nel romanticismo tedesco), da Nietzsche e dalle avanguardie artistico-letterarie.
A partire dagli anni '30 Benjamin si avvicinò alla Scuola di Francoforte. Non entrò mai a farne parte ma collaborò con la "Rivista per la ricerca sociale" ed ebbe un'intensa amicizia con Adorno. Benjamin e Adorno condividono la critica all'organizzazione e alla società capitalista. Entrambi (in particolar modo Benjamin) rifiutano la ragione come fondamento assoluto. Secondo loro la filosofia ha compito di mettere in luce le contraddizioni celate sotto le ingannevoli apparenze della realtà.
Benjamin fu traduttore del poeta Baudelaire e distinse tra il concetto di:
- “esperienza”: viene subita direttamente dallo choc, senza mediazione: è quest'ultimo il caso di Baudelaire, il quale nella vita cittadina subisce incessantemente l'esperienza degli choc prodotti dalla metropoli moderna (urti della folla, le luci, le novità dei prodotti e delle situazioni).
- “esperienza vissuta”: permette di rielaborare razionalmente, attraverso la riflessione, gli "choc" della vita. In questo modo si impedisce che gli "choc" penetrano nel profondo e si difende la coscienza dal loro assalto.
Benjamin contesta le concezioni ottimistiche del progresso, condivise anche dal marxismo dei socialdemocratici tedeschi, secondo cui la storia è un cammino lineare di sviluppo crescente. Inoltre per il filosofo ogni rappresentazione del tempo e della storia in maniera lineare è falso. Secondo Benjamin la storia non è un processo costantemente progressivo nel tempo. La storia non è solo un “andare avanti”, l'uomo deve essere spinto dalla visione del passato fatto di “rovine su rovine” e così orrendo da esercitare in chi sa voltarsi a guardarlo una spinta irresistibile verso un futuro diverso. Il Novecento appare a Benjamin come un'epoca con grandi potenzialità sia positive (le possenti spinte emancipatorie degli oppressi) sia negative (i totalitarismi e il potere tecnologico
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